Marcello Lippi e il gioco delle idee

Ciao,
qualche giorno fa, ho avuto la fortuna di incontrare e conoscere, ad una convention aziendale, niente meno che Marcello Lippi, commissario tecnico della Nazionale Italiana di calcio.

Sono andato a questa convention, convinto che fosse una semplice manifestazione e celebrazione del lavoro svolto nell’anno precedente, e un’occasione per premiare i più meritevoli. Comunque per quanto mi riguarda, personalmente, ero spinto anche dal desiderio di salutare colleghi che non vedevo da tempo!

Con mio grande stupore, una volta accomodati nella grande sala, sullo schermo gigante sono state proiettate bellissime immagini e video delle partite della Nazionale e in particolare quelle del successo mondiale a Berlino 2006.
Alcuni si sono alzati in piedi ad applaudire e subito dopo è arrivato sul palco Marcello Lippi, accolto dai top managers dell’azienda.

Al di là di questo effetto sorpresa, sono rimasto poi favorevolmente colpito dal discorso tenuto dal Lippi nazionale, riguardo ad una cosa che lui conosce benissimo: “l’importanza di fare squadra”.

Probabilmente penserai che sono matto e ti starai chiedendo: Che c’entra Lippi con le dinamiche di una azienda?

Eppure c’entra! Perché la bella metafora che lui ha usato, della squadra formata si da fuoriclasse, ma soprattutto da gente che si aiuta nelle difficoltà, che è capace insieme di difendere e attaccare, di passare la palla al compagno meglio piazzato, di gioire insieme dei successi e di offrire conforto nei momenti difficili; questa metafora è servita a potenziare tra i presenti il senso di appartenenza all’azienda, lo spirito di collaborazione e d’aiuto reciproco!

Nel lungo discorso di Lippi (unica pecca forse è stata proprio l’eccessiva lunghezza) sono venuti fuori concetti come il rispetto, l’onesta e la solidarietà tra le persone. E quindi se da una parte un manager, per raggiungere i risultati, ha l’obbligo di cercare dei fuoriclasse per formare la propria squadra, dall’altra deve saper motivare chi in squadra c’è già e soprattutto deve pretendere rispetto, lealtà e dare l’esempio, sempre con autenticità!

Un manager, per dirla alla Lippi, la sua squadra deve saperla riconoscere. Che significa questo? Significa che il manager, non si deve solo limitare ad impartire degli ordini, ma deve curare gli aspetti umani e caratteriali, deve sapere cosa, quanto e quando pretendere dai suoi collaboratori, deve saper creare un clima di fiducia e collaborazione. Insomma, secondo Lippi, la differenza tra un manager e un manager eccellente, la fa la capacità di saper parlare al cuore dei propri collaboratori.

Dall’altra parte, i collaboratori devono credere negli obiettivi, ascoltare il manager e lottare sul campo con tutte le forze, giocando di squadra! Il calcio è uno sport di squadra e raramente una squadra riesce a vincere ripetutamente puntando sulle individualità, molto spesso invece, occorre una squadra solida, compatta, magari con meno campioni, e piuttosto composta da gente che dà l’anima.
Allo stesso modo in azienda, e soprattutto in grandi aziende strutturate, è impensabile ed impossibile poter fare tutto da soli. E’ necessario quindi saper collaborare con i colleghi aiutandosi reciprocamente.
A questo proposito Lippi ha fatto l’esempio di Cannavaro, un grande campione, un fuoriclasse ma prima di tutto un uomo che sul campo dà tutto se stesso per la squadra e per il risultato.

Per finire, è stata una bella esperienza; e ancora una volta la dimostrazione che si può imparare molto di più dalla testimonianza di un uomo eccellente, piuttosto che da un anonimo e rigoroso libro scientifico.

E a proposito di libro, abbiamo ricevuto in omaggio il libro: “Il gioco delle idee – pensieri e passioni a bordo campo” scritto da Marcello Lippi, edito da Editrice San Raffaele.
Ve ne consiglio la lettura, io l’ho letto tutto d’un fiato, la sera stessa che l’ho ricevuto!

Dal libro vi propongo la frase del’ultima di copertina:

Cos’è un azione ben riuscita se non un pensiero concreto in grado di aggirare un ostacolo?
Finché faremo sport non smetteremo di pensare.

Pratica, pratica, pratica!

Lascia un commento e se ti interessa approfondire segui il blog abbonandoti gratuitamente o con facebook.

Un saluto,
Salvatore