Se vuoi non puoi.. volere non è potere!

Tra i miei clienti ho un imprenditore della Versilia. Alessandro, un ragazzo giovane, molto prudente e attento, e con poca propensione al rischio. Nonostante ciò, è un imprenditore seriale di successo, con aziende in settori anche molto diversi tra loro.

Questo suo essere riflessivo, attento, prudente è stata la chiave per il suo successo e quello che poteva sembrare un grande limite, fino ad oggi, è stata la sua forza e il suo tratto distintivo.

Questa prudenza e questa attenzione, la mette in pratica, mantenendo un controllo forte su tutte le sue attività e sul lavoro dei suoi collaboratori. Ma oggi, dopo che la sua azienda principale è cresciuta, sia in termini di fatturato, e di clienti sia di dipendenti, Alessandro non riesce più ad esercitare un controllo forte su tutta l’attività lavorativa.

Ed ecco che inizia ad arrivare lo stress, gli stati di ansia, accompagnati da quella fastidiosa sensazione di essere sempre indietro con il lavoro, di non riuscire a mai a seguire come vorrebbe i suoi clienti e i suoi dipendenti.

La giornata lavorativa non finisce mai, il telefono squilla in continuazione ed è sempre stanco, come su una giostra che non si ferma mai. E’ incapace di apprezzare i momenti belli e di relax perché dietro l’angolo c’è il lavoro da fare presso il tal cliente, la richiesta cui rispondere del collaboratore, l’appuntamento da ricordarsi…

Pian piano viene meno anche la sfera affettiva, il rapporto con la compagna ne risente data l’assenza continua, non tanto fisica quanto mentale, emotiva, di empatia e di condivisione. Il lavoro come un buco nero che ti divora, tempo e risorse mentali e fisiche.

Insomma… Alessandro è un imprenditore di successo che, adesso, è ad un bivio. O si struttura, cambia le sue abitudini, le sue convinzioni rispetto all’organizzazione del lavoro oppure questa situazione lo stritolerà.

Oppure ancora… fa un passo indietro e riporta la sua attività imprenditoriale agli inizi, quando era solo con pochi stretti collaboratori, con pochi selezionati clienti e gestiva tutto in autonomia o con pieno controllo del lavoro degli altri.

Questo è quello che può succedere quando un sistema, un approccio sperimentato e molto ben collaudato funziona per anni e siamo convinti che possa continuare sempre a funzionare.

Già… d’altra parte ha sempre fatto così… perché dovrebbe cambiare? 🙂

Il problema è che la realtà davanti a noi cambia, cambiano le persone, cambiamo noi, cambiano i clienti, cambiano le esigenze, la nostra azienda cresce, i collaboratori che assumiamo e lavorano con noi hanno esigenze diverse e quindi… dobbiamo riuscire a cambiare gli occhiali con i quali osserviamo e interpretiamo la realtà.

Abbandonare le convinzioni utili nel passato ma che oggi ci fanno agire in modo non corretto, non è facile e non è immediato. E dalla mia esperienza dubito che si possano cambiare con la semplice volontà o altre cose tipo “se vuoi, puoi”… cazzate!

La verità è che le nostre decisioni più importanti non le prendiamo in base a fattori razionali… no! Le nostre decisioni sono dettate dalle emozioni profonde che proviamo, da un mix di sensazioni che ci guidano. Le emozioni influenzano la nostra capacità razionale di giudizio.

La verità è che noi essere umani siamo fatti per sfruttare al meglio tutte le nostre risorse e per “consumare” il meno possibile, siamo fatti per rimanere nella nostra zona di comfort…

A meno che… già… a meno che… non siamo costretti a cambiare, ad abbandonare la nostra zona di comfort, e l’unico modo per farlo, è arrivare al limite della nostra sopportazione. Soltanto se stiamo davvero male siamo in grado di abbandonare la nostra amata zona di comfort e cercare alternative per trovare nuove zone di comfort! 🙂

Quindi, nel caso di Alessandro, il coach può lavorare sulle emozioni che prova, su quanto stia male nella situazione attuale, di quale disagio emotivo, mentale, fisico stia provando, di quanto alto sia il prezzo che sta pagando per far funzionare le sue attività imprenditoriali.

Nell’esplorazione, della realtà attuale, può essere davvero molto utile far riflettere Alessandro su quello che prova, su come si sente, su dove sente nel corpo queste sensazioni.

Farlo stare a contatto con il suo sentire più profondo, fargli descrivere la realtà, quali suoni sente, quali colori vede, che parole utilizza per descrivere la realtà.

Rimanere in questo disagio può aumentare il suo livello di consapevolezza rispetto alle sue difficoltà, alla sua “sofferenza”, alle sue credenze limitanti. Più Alessandro rimane a contatto con la sua “sofferenza” più aumenta la sua spinta al cambiamento, alla ricerca di una soluzione nuova, e che al momento non vede, per il progresso delle sue aziende, la soddisfazione dei suoi collaboratori e dei suoi clienti.

Diffida da chiunque ti dica che puoi fare dei cambiamenti semplicemente decidendolo… no! Cambiare significa operare un taglio rispetto al passato e questo taglio, come tutti i tagli è doloroso, faticoso e richiede coraggio. Coraggio cui possiamo attingere quando siamo davvero arrivati al limite.

[Foto di Thomas Kelley su Unsplash]


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